Nell’Altolario, la zona settentrionale del Lago di Como tra i pendii che si affacciano sull’acqua, negli ultimi anni è in corso un fenomeno silenzioso ma tangibile: la rinascita di borghi che sembravano ormai destinati all’oblio. Case in pietra abbandonate da decenni, con i tetti coperti di muschio e le finestre chiuse da tempo, tornano ad avere porte che si aprono e luci accese la sera.
A cercare questo tipo di immobili non sono quasi mai gli acquirenti italiani più abituati alle ville affacciate direttamente sul lago, quanto piuttosto stranieri, in particolare inglesi e tedeschi, attratti dall’idea di un rifugio autentico lontano dai circuiti più turistici e frequentati. Quello che cercano non è il prestigio delle grandi dimore ottocentesche del primo bacino, ma la materia vera: pietra a vista, travi originali, un legame diretto con un territorio ancora poco addomesticato dal turismo di massa.
Da casa abbandonata a casa dei sogni
Ogni progetto di recupero, va detto, prende una strada diversa. Alcuni proprietari scelgono di mantenere il carattere spartano dell’edificio originale, limitandosi a rendere abitabili gli spazi con interventi minimi. Altri, affidandosi ad architetti locali che conoscono le tecniche costruttive tradizionali, trasformano il rudere in una residenza elegante ma sobria, dove la luce del lago entra da finestre antiche restaurate con cura filologica. In entrambi i casi, il filo conduttore resta il rispetto per la memoria del luogo, più che l’aggiunta di elementi estranei alla sua storia.

Dal punto di vista economico, il recupero di questi rustici ha avuto un impatto che va oltre il singolo immobile. I cantieri aperti nei piccoli centri dell’Altolario hanno riportato lavoro a scalpellini, falegnami e muratori che padroneggiano ancora le tecniche costruttive di un tempo, mentre le botteghe di paese, spesso chiuse per anni, hanno ricominciato a servire una clientela composta anche da nuovi residenti stranieri.
Sul piano dei prezzi, l’Altolario resta ancora decisamente più accessibile rispetto al primo bacino del lago, dove le richieste per ville storiche vicino a Como, Cernobbio o Bellagio raggiungono cifre molto più elevate. Chi sceglie queste zone racconta spesso di averlo fatto dopo aver escluso le località più celebri e costose, alla ricerca di un rapporto più diretto con il territorio e di prezzi ancora compatibili con un progetto di ristrutturazione impegnativo ma non proibitivo.
Il risultato finale, quando il cantiere si chiude, cambia da casa a casa: c’è chi ritrova un rifugio essenziale, con pavimenti in pietra e arredi ridotti al minimo, e chi invece finisce per abitare in una vera e propria casa da sogno, con vista sul lago e ambienti pensati nei minimi dettagli. Ma il punto di partenza, quasi sempre, resta lo stesso: un edificio abbandonato che nessuno considerava più recuperabile.
