Diranno – e hanno detto anche in passato, perché è chiaro che le colpe per ciò che vedrete nelle gallery seguenti non sono di oggi – che “quello non è mia competenza”, “di quest’altro si occupa un altro settore”, “io mi occupo solo di palazzi”, “io di campi sportivi”, “io di chioschi, ma solo dal lunedì al venerdì”.
Hanno detto, diranno adesso e lo rifaranno in futuro che “non è colpa nostra”, “prendetevela con quelli di prima”, “facile parlare da fuori”.

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Per carità, tutte frasi che conterranno pure frammenti genuini, sinceri, veri. Ma un dato resta scolpito nella pietra, al di là qualsiasi elucubrazione degli amministratori di Como: sparso tra centro e quartieri c’è un enorme patrimonio comunale allo sbando, offeso, umiliato.

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C’è l’eredità dei comaschi, muta eppure in grado di urlare, talvolta malconcia, in altri casi ridotta in macerie. E le chiacchiere, di fronte a certi scempi, stanno a zero.





















