L’odore acre dell’ultimo incendio, per paradosso, è l’unico segno di vita recente dello scatolone abbandonato. Era lo scorso 13 aprile quando un’amara ironia della sorte fece innalzare una enorme nube di fumo nero da Muggiò e la spinse fino ad Albate, dove si stava inaugurando il rinnovato campo di calcio Gigi Meroni. Sport che rinasce, sport che muore ogni giorno un po’ da 12 anni. Anzi, si decompone letteralmente.

In un immobile pomeriggio d’agosto, quel che resta del fu palazzetto dello sport di Como sono soltanto rovine e silenzio, oltre all’olezzo di bruciato che non se ne va. Storia di abbandono e degrado che viene da lontano, certamente, ma che non smette di essere un pugno nello stomaco per una città capoluogo.



Le giunte che almeno negli ultimi 20 anni hanno annunciato la resurrezione del tempio di latta non si contano. Ma il risultato reale, tangibile, è lì da vedere: un mostro senza denti giace accartocciato su se stesso dopo la chiusura definitiva del dicembre 2012, quando già da lustri pioveva dentro, il parquet del basket era un groviera di legno marcito, spogliatoi e bagni erano un insulto alla bellezza dello sport e alla gioventù che ci credeva.


Da quell’ultimo catenaccio tirato sul cubo grigio, ora sono passati 12 anni di roghi, crolli, vandalismi, vegetazione cresciuta senza controllo attorno alla salma metallica.


E fa davvero impressione, nel quartiere muto attorno, dove bisbiglia solo qualche cicala di fine estate, osservare questa escrescenza sgraziata nel cuore di Muggiò quasi contorcersi sul suo degrado, afflosciarsi come un soufflé cotto troppo.


Non c’è nessuna speranza di rinascita per quel palazzetto di Como. Se ne attende uno nuovo, che lavi l’onta di questa vergogna, ma anche questa è una promessa che stinge al sole ogni giorno di più.

A oggi, si ammonticchiano, tra un cumulo e l’altro di calcinacci, solamente finanziamenti mai usati (regionali, ottenuti dalla giunta Lucini nel 2017, per circa 3 milioni), simil-progetti faraonici (la struttura multifunzione da 2mila spettatori e 14 milioni di euro ipotizzata con un guizzo nella fantascienza dalla giunta Landriscina) e sostanzialmente il nulla di concreto finora dell’amministrazione Rapinese (che a inizio mandato definì soltanto inutile la verbale grandeur dei predecessori, ma poi ha abbandonato il tema per tuffarsi all’inseguimento del sogno nuova piscina).

Insomma, a oggi, di un palasport per il capoluogo non vi è traccia concreta all’orizzonte anche se, come ci ha indicato questa mattina il sindaco Alessandro Rapinese con il classico vizio di parlare solo unilateralmente (cioè evitando interviste e telefonate, ma commentando via social), si attende un primo responso sul progetto pubblico-privato da circa 40 milioni presentato a Palazzo Cernezzi, che prevede una nuova maxi piscina e anche un palazzetto e che ora è al vaglio della Regione. Finora, però, l’impronta dei fallimenti lunghi anni resta l’unica orma ben visibile nel quartiere dove le palle hanno smesso di centrare canestri e volare a fil di rete per girare tantissimo su se stesse e trasformarsi in slogan finiti regolarmente fuori campo.
